
Composto da Russell Peck, compositore americano insignito del prestigioso Koussevitsky Prize, “Lift - off!” (termine che sta a designare il momento in cui, alla fine del count-down, un razzo si stacca da terra) è un brano scritto per soli strumenti a membrana. Le sferzate di grande energia che lo percorrono si liberano in un finale dirompente che trae ispirazione dallo stile percussivo dei monaci giapponesi dell’ isola di Sado, caratterizzato da un andamento omoritmico nel quale si innestano violenti accenti. Le cinq pièces enfantines che costituiscono Ma mère l’Oye furono composte per pianoforte a quattro mani tra il 1908 e il 1910 e dedicate a Mimie e Jean Godebski (figli di una coppia di amici parigini dell’autore).
L'atmosfera incantata dell’ opera, non a caso ispirata alle fiabe settecentesche di Charles Perrault, Marie Leprince de Beaumont e della contessa d’Aulnoy, ben si addice a una trascrizione per strumenti a percussione, che evidenzia tratti quali l’esotismo della marcia pentatonica nel brano Laideronnette e il profumo fin de siècle che caratterizza la Belle negli Entretiens. Tribalis è un canto Zulù che Maurizio Bianchini ha cercato di “vestire" alla maniera occidentale, ponendosi l’obiettivo di far coesistere strumenti di culture e paesi diversi in una sorta di frenetica danza tribale dove il vibrafono solista dialoga continuamente con le voci e gli altri strumenti a percussione. Le “tastiere” dominano con grande virtuosismo questi “5 frammenti sospesi”, accompagnati da un ossessivo loop minimalista di membrane e metalli, lasciandosi trasportare da intuizioni ritmiche istintive al limite dell’improvvisazione. André Jolivet (1905-1974), allievo di Edgar Varèse, ereditò dal suo illustre maestro l'amore per gli strumenti a percussione. Assertore di un approccio verso la musica ”magico ed esoterico” fu essenzialmente un artista irrequieto che da un iniziale interesse per l'atonalità, passando attraverso lo studio dei ritmi africani ed extra-europei approdò ad uno stile personale basato su una equilibrata sintesi tra modalità e serialità. Nel 1965 Jolivet dedicò al famoso flautista Jean-Pierre Rampal il "deuxieme concerto pour flute et percussion". Il lavoro è complesso e racchiude le migliori intuizioni di Jolivet basandosi sul contrasto tra i movimenti rapidi, ricchi di aggressività ed eccitazione e i movimenti lenti (nel secondo tempo il solista suona il flauto in sol) dove si ritrova il gusto dell'autore per le sonorità orientaleggianti. La composizione essendo di grande virtuosismo per gli esecutori è nel repertorio di pochi flautisti ed ensembles di percussioni.
Maurizio Bianchini, Claudio Romano, Carmelo Gullotto, Riccardo Balbinutti, Matteo Moretti, Claudio Cavallini. Flautista: Luigi Arciuli